Prime riflessioni cubane: dalla Fotografia al Teatro

in Raices Comunes di

Non sono mai stato ai Caraibi, tantomeno a Cuba.

Se immagino però questo lembo di terra, la sua collocazione nel mondo, capisco subito che ha qualcosa di speciale. Mi fa immaginare per la sua particolare forma e posizione, che in un tempo remotissimo, durante ciclopiche battaglie tra placche di tettonica memoria, questa irriducibile isola abbia lottato per farsi spazio tra le Antille, distaccandosi dalla terra ferma, come volendosi già affermare forza a se stante, non dipendente da niente e da nessuno.
Un’altra ipotesi che mi sovviene è che durante il suo enorme disegno Divino, il povero Creatore, stanco, al momento di definire la punta alle Americhe, fece partire uno schizzo dal suo enfatico pennello, sbadatamente.

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Insomma, qualsiasi sia la vera storia geologica/geografica di Cuba, a me piace immaginarla con spunto romantico e battagliero poiché è proprio così che immagino la sua gente e siccome, anche se adagiata nel paradiso del Mar dei Caraibi, non può vantare una storia altrettanto beata, ho la coscienza che gli incontri sul nostro cammino avranno radici che partono da lontano, figlie della cronaca tribolata del paese e di una forte identità comune.

Questo sarà sicuramente un grosso stimolo per il il nostro lavoro e per me, che provo per “l’altro” una forte attrazione, poiché in esso si riscoprono nuove sfaccettature dell’evoluzione umana su questa terra, come tanti piccoli frame d’un bellissimo lungometraggio in cui nessuno di noi recita parti marginali, anzi, al contrario, l’ingaggio avuto alla nascita prevede solo ruoli da protagonista.

Tutti figli di questo mondo sospeso dunque e che mai si ferma, risucchiato in un perfetto equilibrio di storie e d’energie con gli altri corpi suoi fratelli, in qualche maniera legati l’un l’altro da chissà quale cosmico incanto.
Radici comuni appunto o meglio RAISES COMUNES, come ricorda in maniera perfetta il titolo del nostro progetto.

Ci attenderà un contesto per molti aspetti diverso dal nostro, sia per storia, clima, usanze etc… ma ciò che dovremmo essere bravi a cogliere sono i frutti che da questo nascono, alla reazione dell’arte in generale e agli sfoghi che questa ha partorito e che mette alla luce tuttora, tramite i suoi numerosi adepti cubani.
Il nostro focus sarà incentrato principalmente sui figli del teatro e su chi ha scelto quindi questa via per esprimersi, chissà cosa e quanto avranno da dire e chissà attraverso quali mezzi!

Non dimenticandoci che una rarissima perla, nasce naturalmente all’interno di un piccolo essere sofferente e battagliero.

II mio compito primario in terra Cubana sarà quello di cogliere attimi. Mi piacerebbe concentrarmi in particolar modo sui semi e sulle radici dei frutti sopracitati, cogliendo con l’obiettivo della mia Nikon l’essenziale che si può recepire e che sta alla base di un mondo che è vita per qualsiasi artista, quindi abitante dell’isola, cercando di cogliere tutti i piccoli pezzetti che portano quest’ultimo ad esprimersi.

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Se, facendo appello ad ogni nozione dal sabor Cubano assorbita da film, libri, foto e quant’altro chiudo gli occhi e mi ci trasferisco per un attimo, passeggiando per l’Avana incontro lungo la caje molte cose, siano esse vecchi palazzi, macchine anni 50, insegne qualsiasi di qualsiasi attività, strumenti musicali, muri variopinti e muri da sfondo a scritte e disegni, biciclette, giovani che corrono e vecchi musicisti che cantano e suonano, ovviamente, tipiche signore col tipico cubano, che segna il centro preciso di visi provati da migliaia di storie e di pippate.

Noto, che tutto ciò che vedo ha un fondamentale fattore comune, ogni cosa è viva, grazie ai suoi sicuri colori accesi che la compongono e la avvolgono.

Le miscele di colore che la strada regala con i suoi spennellati contrasti, stanno li a raccontarmi d’essere immerso in qualcosa di più ampio, dandomi la percezione che ogni oggetto persona o cosa sia in realtà solo un piccolo particolare di un enorme tela di sublime fattura.

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Quando il mio occhio attento si è posato lontano, a volte ho avuto questa sensazione, stimolato dall’importanza della cromaticità dei colori nella vita comune e di quanto ci sia una netta tendenza ai toni vivaci un pò in tutti i settori, e mi è sembrato che chi veste colorato difficilmente sottovaluta un sorriso.
Il colore è sicuramente una fondamentale per rimanere in qualche modo legati ad un passato che mai dovrebbe farci dimenticare la nostra storia e quindi da dove veniamo.

Ecco, questa è già una prima differenza abissale rispetto al nostro mondo, altro clima, altra fauna ed altra flora, altri credi, altro mare ed altra terra portano inevitabilmente ad altre società quindi nuovi colori e tonalità.
Perfetto!
Tutto ciò, ad esempio, non può non vantare sull’isola un’importanza rilevante nelle forme d’espressione dei suoi artisti, ed è proprio cavalcando questa onda che voglio muovermi.

Direi che ci siamo, sono pronto a constatare con occhio questo bellissimo scenario protetto da un sicuro alone di fascino old-style e non vedo l’ora d’ entrarci coi suoi sapori, odori, colori.

Mi piace scattare in bianco e nero… ma questa è un’altra storia…

SDF spunta in questa vita in una qualunque notte d’Inverno Fiorentina. Viene allevato nella campagna Toscana da una famiglia magnogreca, con ottimo cibo e buona musica. Qui si fa uomo, gioca, corre e strimpella la chitarra girando per locali con i suoi PGC, con i quali affronta l’epilogo nel 2009. Nel mentre, lo fanno perito elettrotecnico, spedendolo a giro per l’Italia come Tecnico luci per i più svariati Service. Già grande e barbuto, inciampa in quel di Empoli e diventa attore, performer, autore, cantante e barista. E’ tra i fondatori nel 2012 della compagnia teatrale “Teatri Tra I Binari”. Gira il mondo con una fotocamera.

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