© Steve Mc Curry

Chiedo Udienza a Cuba: Dal Teatro al Racconto

in Raices Comunes di

Incomincio a scrivere su questa pagina bianca.
Cosa vorrei dire e chi?
Quante cose abbiamo da dire ogni giorno che invece rimangono intrappolate sotto la pelle. Quante cose pensiamo, quante poi diciamo, a seconda di quali agiamo?
Se guardo sotto la mia pelle riesco a vedere una delle cose più pensate e poco e mal dette. Vedo la paura di essere nel mondo come olio su una superficie troppo liscia.La paura è quella arcana e misteriosa.
Posso io essere soddisfatto di ciò che vivo? Cosa vuol dire essere soddisfatto, chi ha stabilito questo parametro e che mezzi ha utilizzato? Quando mi posso dire felice, quando amato, quando amante, quando in equilibrio e quando invece a rotta di collo?

Ho imparato in questi mesi a pensare che questi parametri non esistono. Incanaliamo le nostre emozioni in delle condotte già prestabilite da qualcuno che non conosciamo e che non conosce noi.
Allora non mi definisco, vivo solo ciò che mi trapassa, lascio fluire le emozioni come olio su una superficie troppo liscia.
Il progetto Raices Comunes nasce per me da queste cellule, dalla voglia di strappare sotto la mia pelle quell’emozione e di vederla in faccia;per dirle solo che faccio e sono quello che posso ogni giorno fare ed essere, consapevole dell’enorme potenziale che ogni essere umano ha dentro di sé.
Vi regalo a tal proposito delle parole, scritte da un uomo,una guida, per me importante, il professor
Luigi Lombardi Vallauri.
Nel suo libro
Meditare in Occidente, riporta sotto forma di un linguaggio a noi accessibile, un mantra tibetano” Om mani padme hum”:

Mi inchino a te, gioiello del fiore di Loto che risplendi nel mare dell’universo. Possa la tua vita, la tua unica vita accrescere la bellezza della storia dell’essere.

Ripeto, Raices Comunes nasce per me da tutto ciò, ovvero dalla necessità di esplorare i mondi a me vicini, di crescere imparando, di vivere come uccello in molte mete. Il teatro è per me il mezzo per arrivare a questo.
Nel teatro ho trovato l’unico ruolo della mia vita che ho veramente scelto io di mettere in scena. Non ci sono all’interno di questa energia ruoli prestabiliti.
Una donna può essere spirito libero e forte, può essere capace di abbandonare tutte quelle paure che ci hanno tramandato. La paura di non farcela, di non essere abbastanza pronta alle opportunità. Siamo costantemente ignari di essere attori nella vita reale, ma ci hanno già assegnato un ruolo che stiamo svolgendo benissimo.
Scuola, lavoro, amore, famiglia, lavoro, scuola, amore, lavoro…
Raices Comunes tenta di scardinare tutto questo, perché va alla ricerca delle radici che uniscono persone ed emozioni lontane e sconosciute tra loro, che hanno in comune la voglia di esprimere tutta questa voce, tutte queste parole, per parlare sinceramente di chi siamo, di uomini e di donne in un mondo incomprensibile.
E’ una ricerca, non si sa cosa troveremo negli attori che vedremo, nelle facce di chi li osserva, nel mondo che li circonda.
Non ho mai visto Cuba se non nelle storie delle persone che ci sono state, nel ritmo coinvolgente delle sue sonorità, nei colori blu e bianco del Malecon de La Habana, nel verde vivo di Vinales, nel candido celeste e rosso delle sue macchine antiche che sfrecciano
por la calle, nel bianco del riso, il blu del mar, nel suono,che smuoveva storia e lotta, nelle parole di tutti i suoi intellettuali, nei rivoluzionari.
Come può un’isola così unica per bellezza, storia e sviluppo non creare una fonte viva di arte ed espressione?.
Ho sentito sempre più in questi anni l’esigenza di andare a scoprire e viaggiare principalmente nel Sud del Mondo. Ho la netta sensazione che in questi luoghi baciati e stragiati dal sole e dallo spirito umano, ridiano un significato arcano e autentico ai nostri pensieri e alle nostre emozioni. Siamo nel cuore del mondo a cercare le risposte a tutte le domande che avremo la forza di porci durante il nostro cammino.
La ricerca parte da queste domande, da queste esigenze, staremo a vedere in che modo Cuba ci accoglierà e ci darà udienza.

© Steve Mc Curry
© Steve Mc Curry

Marina Capezzone,nata a Empoli nel 1988, si avvicina al teatro nel 2009 con il progetto Baobab.
Da lì nasce la passione che la porterà negli anni a stage e incontri con diverse realtà artistiche come Cantiere San Bernardo o il Living Theatre. La passione e lo studio del teatro si trasforma poi in lavoro e dedizione in occasione della nascita della compagnia teatrale Teatri Tra i Binari nel 2012, della quale è una delle attrici. Nel frattempo si laurea alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Attualmente lavora come operatore nel sistema di protezione e accoglienza dei rifugiati in Italia

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