Osservando Cuba: Storie e Colori attraverso l’obiettivo

in Raices Comunes di

Cosa forma e distingue un popolo? Cosa lo rende diverso dagli altri?
Storia, cultura, arte. Ma quest’ultima da dove viene?
Il gesto senza scopo, la creazione, la bellezza fine a sé stessa: ciò che rende gli uomini diversi dagli animali, è presente in ogni popolo. Antropologicamente parlando si può dire che ogni popolazione deriva dalla sua propria storia e dalla sua propria cultura ma tutti alla fine si assomigliano. In ognuno sono presenti gesti e segni comuni.
Si pensa che la musica ed il gesto siano stati la prima forma d’espressione artistica che mai si sia vista sulla Terra. L’arte performativa dunque sarebbe stata la prima tra tutte le arti.
Mi immagino i nostri antenati, attorno ad un fuoco: qualcuno inizia a battere le mani, e altri si alzano e si muovono a tempo; il ritmo pervade i loro corpi.
E’ la danza che muta e si evolve come il fuoco.
La musica, la mimica, il teatro, da questo è nato tutto.

 Il titolo di questo progetto, “Raices Comunes” nasce con la volontà raccontare l’attualità di Cuba attraverso le arti performative, ricercando appunto radici comuni. Una sorta di comune denominatore tra la nostra arte e quella degli artisti cubani. Si parla di teatro ma non solo. Si parla di arte, ma in maniera più ampia di cultura, di contemporaneità, di persone, di vita.
Allora i miei pensieri vagano e come in un sogno rivedo quell’immagine ancestrale, tribale, quasi sacra.
Fuoco, ritmo, musica, danza. L’origine di tutto. Le radici comuni in senso lato, per me, sono racchiuse in quell’immagine.

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E poi Cuba: la nostra destinazione. In questi mesi prima della partenza abbiamo studiato il più possibile la sua storia e sembra che qui, più che in altri luoghi, musica e teatro facciano parte della vita della gente comune da sempre.
La cultura attuale è il risultato di un amalgama di civiltà, etnie e religioni provenienti popoli ben diversi: ai nativi autoctoni si sono sovrapposti, via via nel tempo, spagnoli, nigeriani, inglesi, cinesi, uniti a diverse altre minoranze. Chi ha aggiunto, chi ha cancellato.
Tradizioni e feste ma anche guerre e ferite profonde che hanno temprato un popolo famoso per sua resistenza ed il suo carattere unico.
Descrivere un luogo prima di averlo esplorato vuol dire fantasticare: eppure non riesco ad immaginare un solo angolo di Cuba che non sia pieno di suoni e colori variegati.
Sorrisi abbondanti, auto sgarrettate che delineano strade poco trafficate, venditori ambulanti, teatro in strada, turisti in abiti chiari e autoctoni colorati, facciate pastello e tramonti accesi… e poi strade strette illuminate dalla luna, club fumosi ed affollati, musica che si diffonde, gente che balla.
L’atmosfera di quest’isola ha tinte accese e contrasti accentuati, merito del sole e del mare ma anche della gente che la abita. È opinione comune che il clima influenzi l’umore delle persone, così un popolo caraibico ce lo immaginiamo ‘caliente’ e allegro… anche se talvolta velato da un romantico senso di malinconia.

©Doug Kaye
©Doug Kaye

Luoghi comuni, certo, che in qualche modo vorrei riuscire a travalicare, raccontando quello che c’è oltre. Grattare la copertina patinata che salta all’occhio del ‘turista’ per vedere cosa c’è sottopelle. Far emergere immagini magari più grezze ma più reali.
Il teatro è un pretesto ma è anche il motore di tutta questa ricerca. Il presente è anch’esso importante dato l’attuale periodo storico, per Cuba, di transizione e cambiamento.
La fotografia è il mezzo migliore per entrare in altre realtà altrimenti invisibili, per intrufolarsi in altre vite, per catturare momenti rendendoli indelebili.
Attraverso le immagini, non solo si catturano colori e atmosfere ma si possono sintetizzare vite intere; raccontare la Storia ma anche le storie, quelle più piccole che compongono il presente.
I soggetti di questa ricerca fotografica saranno gli artisti, i personaggi ma anche la gente comune. Ci sarà molto da raccontare, forse troppo.
Chi vi sta parlando non sarà soltanto mero osservatore di queste storie ma ne prenderà parte, per quanto possibile.

Il mio desiderio è quello di riuscire a raccontare quest’esperienza, contribuendo a creare qualcosa di nuovo.

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