SDF

Isole

in Raices Comunes di

“Nessun uomo è un isola ” scriveva all’alba del ‘600 il buon caro vecchio John Donne, “stando a significare che ogni uomo è una componente integrante dell’umanità, una parte di un tutto”, ci spiega oggi Wikipedia.
Una frase che ho sempre creduto luminosa, che trasuda come una melanzana sulla brace, di significato vero, semplice, puro.
All’interno d’un mare ancestrale, nuotiamo tutti belli appiccicati, sudati, mai felici, mai appagati.
Nascono così realtà alterate, che in una vita, partoriscono in diverse dosi segnali d’isolamento più o meno in tutti noi, che tralasciamo per strada il bel significato della frase del poeta Inglese.
Tendiamo appunto ad “isolare” chi si differenzia sinceramente dalla massa, poiché avvolti da troppi pregiudizi e facili sentenze, nella nostra confusionaria routine.
Siamo fabbricanti di Isole!

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Spesso però un’ isola si distingue perché alza la mano, sceglie di distaccarsi e in qualche modo di dire la sua in un mondo per forza unito e in frequente disaccordo, ha un carattere e un sapore diverso e rema in maniera onesta e contraria rispetto ai lidi dove vento e correnti vorrebbero arginarla.
Ci attrae, poiché a volte possiede ciò che in realtà vorremmo, ma ad un prezzo troppo alto.
Ne prendiamo forse le distanze, per la nostra ostentata propensione a non meravigliarci.
Tra l’isola ed il resto, d’altronde, c’è sempre una forte energia che scorre, fluisce e che crea solchi spesso incompresi e di difficile valico.
Per questo motivo ci appare differente di primo acchito e inavvicinabile, ma è proprio comprendendo il messaggio di Donne che diventa immediatamente “parte di un tutto”, ed è lì, che s’innesca l’incanto.
Trascendendo la filosofia poetica dell’uomo – isola, mi viene da pensare che siano tutte riflessioni buone, spendibili, anche per un isola – isola di terra composta.

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Su di essa, spesso dimenticata, combattuta o emarginata, pare che le persone brillino di altra luce come la terra di altro colore, il mare è più blu, l’aria più verde, le distanze si accorciano e il cielo si espande, le stelle sempre più vicine quasi ti schiacciano, spedendo cuore e testa sempre più lontano e non ti abbandona mai quella cerniera tra acqua e cielo, tra nuvole e pesci, che indica al tuo occhio beato la fine e l’inizio di ogni dì, scandendo un’ esistenza più calma e certo più quieta.
Nello zaino della mia vita, custodisco geloso due piacevoli momenti su altrettanti piccoli cammei, nell’immenso bazar dell’Oceano Atlantico.
A Tenerife ci sono arrivato più volte, perché sta crescendo da qualche anno la mia bella sorellina che a sua volta, cresce la parte migliore di sé.
Da Madeira sono appena tornato, dopo un bel periodo con la parte migliore di me.
Su entrambe ho posato le mani, diretto il mio sguardo, aguzzato le orecchie e, fatto caso all’olfatto, abusato della gola.
Che spettacolo!
Cosa c’è di meglio di una natura così sfrontata, che ti entra dentro senza bussare, sputandoti in faccia tutta la sua bellezza e potenza nell’infinito Oceano, in una ciclopica scogliera, in un colore mai visto o in un frutto mai assaggiato?
E quando tra la gente incontri sorrisi non dovuti e mani sempre tese, non è più semplice pensarsi figli dello stesso parto?
In me l’incanto s’ è innescato eccome, soprattutto ripenso a l’isola Portoghese è risuonano ancora in petto, freschi, il rumore dell’acqua delle levadas, le sue infinite cascate, il sapore della Poncha Regional al tramonto e la bellissima frutta e verdura che sovente ci hanno donato.
Di Tenerife ho momenti davvero poetici, vissuti all’ingresso di grotte naturali ascoltando il mare, vomitando frasi acerbe maturate poi in copione e con la nebbia di alcune lunghe e riflessive camminate, apprezzando la Gomera all’orizzonte ed il Teide sempre più in cielo, sulla capoccia.
La natura e le persone mi hanno imposto l’arresto.
Mi sono avvertito isola su di un isola, infangato per niente, nel niente, ma componente integrante del tutto, una parte di tutto.

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Le Isole, infine, credo siano un po’ come i bricioloni d’un pane buono, rimasti a lungo in fondo al sacchetto, che appena terminato il pezzo grosso, le agguanti e ci riscopri la stessa essenza, ma con una croccantezza più spiccata che si lascia gradire.
Ma per vagliare questa tesi, ho bisogno di un’altro indizio e Cuba casca a fagiuolo..
Perché tre coincidenze fanno una prova.

SDF spunta in questa vita in una qualunque notte d’Inverno Fiorentina. Viene allevato nella campagna Toscana da una famiglia magnogreca, con ottimo cibo e buona musica. Qui si fa uomo, gioca, corre e strimpella la chitarra girando per locali con i suoi PGC, con i quali affronta l’epilogo nel 2009. Nel mentre, lo fanno perito elettrotecnico, spedendolo a giro per l’Italia come Tecnico luci per i più svariati Service. Già grande e barbuto, inciampa in quel di Empoli e diventa attore, performer, autore, cantante e barista. E’ tra i fondatori nel 2012 della compagnia teatrale “Teatri Tra I Binari”. Gira il mondo con una fotocamera.

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