Estrella de Cuba: omaggio al Comandante e al suo popolo

in Raices Comunes di

Ho sempre pensato: devo riuscire ad andare a Cuba prima che muoia Fidel!
Quando il 25 novembre mi sono svegliato e mi è arrivata la notizia mi sono rattristato molto. Un po’ perché per soltanto due settimane ho mancato l’evento che chiude la storia mondiale del novecento, ma anche perché alla luce dell’incontro appena avvenuto con il popolo cubano, avrei condiviso molto volentieri questo momento così delicato con loro.
In questi giorni mi sono  sentito con alcuni dei compagni cubani incontrati durante il nostro viaggio e mi hanno raccontato che questi nove giorni appena passati, culminati con i funerali di domenica 4 dicembre, sono stati molto duri. Sospese tutte le attività di spettacolo, quindi anche musicali, la vendita di alcolici e le televisioni erano strettamente legate alla proiezioni di documenti e materiali inerenti alla rivoluzione e alla storia cubana.
Qualcuno può immaginare Cuba che per 9 giorni smette di suonare e ballare?
Ma ciò che preoccupa di più sono le sorti che spetteranno a quest’isola.
Ciò che ho potuto vedere in questo mese svolto sull’isola per il progetto Raices Comunes, è molto diverso dai racconti che mi giungevano quando ero piccolo. Il grande paese della rivoluzione con case in vendita o in permuta, negozi, la Coca Cola, ristoranti, alberghi che ostentano un lusso sfrenato, miriadi di turisti che si crogiolano tra le bellezze incontrate, le orde di cubani con smartphone che inondano le piazze per qualche ora di wi-fi: segnali di un paese in forte cambiamento.
Ho scampato la morte di Fidel Castro ma nei giorni in cui eravamo a La Habana, Donald Trump ha vinto le elezioni. Forte la preoccupazione che si respirava, perché a differenza di quanto sento in giro dalle persone che incontro, in cui si sostiene che l’embargo sia finito, questo esiste ancora. L’idea di un presidente degli Stati Uniti così dichiarato in merito a restrizioni sulle politiche estere, fa paura ai cubani. Proprio quando la risoluzione del bloqueo sembrava potesse essere alle porte, si mette di nuovo tutto in discussione o quanto meno se ne minaccia la possibilità.
Guardando alla situazione geopolitica dei Caraibi, Cuba è sicuramente una delle nazioni che se la passa meglio; e per quanto se ne possa dire sulla condizione di povertà diffusa, di un popolo livellato tutto verso il basso, rimane l’unico stato del sud america che negli ultimi sessanta anni non ha avuto governi fantoccio filo statunitensi e nel quale l’assistenza primaria ai bisogni dei cittadini è garantita e gratuita.
Cercare di capire che cosa sia l’embargo e quali siano le sue conseguenze, può rendere molto più chiaro il grado di disagio che questo può apportare nei confronti di una nazione.
Si tratta di un accordo prettamente economico che impedisce a tutte le aziende mondiali di commerciare con gli Stati Uniti, qualora decidessero di commerciare con Cuba.
Ecco che il gioco è fatto! Quale azienda si giocherebbe un mercato come quello statunitense?
Fin a quando Cuba ha avuto l’appoggio dell’Unione Sovietica, si trattava di un male che si aggirava molto facilmente, in quanto la maggior parte delle risorse compreso il petrolio arrivavano. Dai primi anni ’90, con il crollo dell’URSS, ecco che questo supporto non c’è più. Fu così che per Cuba si aprirono le porte del noto Periodo Especial. Un decennio in cui sull’isola c’erano i soldi, ma non c’era che niente da comprare. Non arrivavano le risorse necessarie per la sopravvivenza. La carne veniva garantita soltanto ai bambini, e se ad un cubano togli la carne, gli faresti meno male tagliandogli un braccio. Se entravi in un negozio, gli scaffali erano vuoti. Questo è durato fino ai primi anni del 2000.
Adesso la situazione è migliore, certamente, ma che succede? Tuttora un’azienda se decide di commerciare con cuba è costretta ad applicare prezzi più alti. Così entri in un supermercato a Santiago de Cuba, prendi una cassa di 12 bottigliette d’acqua da mezzo litro, e due succhi di frutta da un litro. Ti avvicini alla cassa e la commessa pronuncia:  nueve CUC (9 euro circa)! In questo caso non si tratta di prezzi rivolti ai Gringos, anche i cubani pagano le stesse cifre.
Poi passi alla cucina e dopo giorni che mangi riso, fagioli pollo o maiale, cominci ad avere l’esigenza di verdura. Cuba non produce verdura in modo intensivo, ecco allora che tra ottobre e novembre il massimo della verdura che può incontrare sono dei cetrioli, dei fagiolini e della verza. Facile per noi occidentali entrare in un supermercato e riempirsi il carrello di generi alimentari, ma se hai un embargo, anzi l’embargo più lungo della storia del mondo, voglio vedere come riesci a sopravvivere.
Quindi quando la gente mi chiede se c’è appoggio al socialismo tra la popolazione, riporto una riflessione che mi hanno fatto nei giorni del nostro viaggio. Dal momento che un paese trascorre 10 anni di periodo especial, dove un popolo viene ridotto alla fame, e non si ribella, è segno che un forte sentimento di approvazione per questo progetto esiste ed è forte.
Quello che mi resta da dire a tutte quelle persone che alla notizia della morte del Llider Maximo, fanno citazioni a ricordi di atti di violenza e repressione, ridicolizzando l’enorme lavoro svolto in 60 anni di resistenza, beh…  non è che dopo tutto, noi, ce la caviamo molto meglio. Nello stesso giorno in cui si celebravano i funerali, in Italia, fortunatamente abbiamo impedito che un solo uomo accentrasse verso di se poteri esclusivi, mandatario delle volontà espresse da banche e istituti di credito.

Aver tolto Cuba dal destino di casinò galleggiante caratterizzato da prostituzione e spaccio di droga, in nome di un ideale più alto e paritario, rende l’esperienza della rivoluzione attuale a forse ancora utopica.

Francesco Mugnari: Regista, attore, performer, artista visivo, Laureato al Dams di Bologna in Drammaturgia Teatrale. Nel 2012 è tra i fondatori della compagnia “Teatri Tra i Binari”. Da 10 anni studia, si forma e lavora nel mondo del Teatro sviluppando numerosi progetti anche con registi di fama internazionale. Negli ultimi anni si dedica a progetti di valorizzazione e restituzione dell’arte alla cittadinanza, lottando contro i sistemi di plastificazione dell’arte, visto che negli ultimi tempi si assiste sempre di più ad uno scollamento tra la vita reale e la produzione artistica.

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