(C) Simona Fossi

Cuba. Parte 1. La Habana.

in Raices Comunes di

Davanti alle infinite possibilità non sappiamo cosa fare.
Davanti all’immensità che si può srotolare sotto gli occhi non sappiamo dove guardare, il tutto non si confà alla capacità visiva che sempre va cercando un dettaglio, un particolare che nell’essere parte del tutto è il tutto in sé.
Ecco che sul viaggio a Cuba non saprei da dove partire, da dove cominciare per spiegare l’immensità di quest’isola.
Quando si parla della storia, quella bella fatta di rivoluzione e rivolte. Quella in cui il tiranno per una volta tanto viene sottomesso ecco che appare Cuba.Ha le forme sinuose questa signora, con i capelli verde smeraldo che si arricciano sulle foglie di fiori, palme e bananeti. Animali silenti, come cavalli e mucche abitano le sue fronde, in silenzio sono detentori delle chiavi di una naturalezza fiorente e spietata.

“ Al lugar mas intimo del hombre,
llegan los caballos,
allì donde todos es virgen y distinto”.

Israel Dominguez

Arrivati a La Habana, dopo un viaggio irreale. Partiti dalla nostra casa, fatta di certezze e presunzione e dopo neanche 15 ore sei catapultato in un’altra casa, fatta di incertezze e modestia. Non mi abituerò mai ai viaggi in aereo, spero un giorno di aver la possibilità di partire in treno o in macchina, o chissà a piedi per raggiungere un altro luogo, così da poter essere testimone dell’infinita mutazione della terra.
La prima immagine di Cuba è notturna, appena si aprono le porte dell’aeroporto un aria pesante e umida ci bacia senza poter far niente, se non sudare e maledire i pantaloni lunghi e la camicia sintetica del viaggio.
La macchina che ci porta in città non è una di quelle Cadillac che speri di trovare non appena arrivato, no è una macchina russa degli anni ’70, blu e con un odore talmente forte all’interno di benzina che anche solo ad aprire il finestrino avevo paura di poter scatenare un incendio.
E’ la macchina di Sergio, uomo d’affari del nostro padrone di casa che incomincia subito ad approcciarsi a noi raccontando molto dell’isola, soprattutto dopo 15 ore di viaggio, i pantaloni lunghi e la camicia sintetica, parlando una lingua ancora troppo acerba per essere masticata.
E’ sabato sera e il sabato sera a La Habana è una gioia camminare per il Malecon. Sbucano dalle case centinaia di cubani che con il vestito da festa ballano e bevano tutta la notte. In questa notte puoi conoscere i personaggi più unici della città, amici improvvisati, inaspettati e indimenticabili!
Le strade di Cuba sono bagnate di rum. Non appena ne apri una bottiglia devi versarne un po’ per terra, per i santi, come segno di gratitudine. Ma non troppo perché sennò si imboracciano!.
Andando a letto dopo il primo mojito e il primo di una lunga serie di panini al formaggio, sento che la mattina dopo Cuba prenderà luce e si mostrerà misteriosa e bellissima.
La mattina arriva prima del previsto, il cambio di fuso si fa sentire. C’è il sole, le donne sfrecciano per le strade camminando così naturalmente che sembra quasi che ballino, un osceno odore di gasolio affina subito i sensi, c’è il caldo sole di metà ottobre, noi sorridiamo e incominciamo ad orientarci, gli sguardi della gente ti confermano il fatto che sì sei lo straniero, la musica della domenica a pranzo al Callejon Camel è a tutto volume, ecco ci siamo siamo arrivati a Cuba.

(C) Simona Fossi - Callejon de Jamel
(C) Simona Fossi – Callejon de Jamel

Marina Capezzone,nata a Empoli nel 1988, si avvicina al teatro nel 2009 con il progetto Baobab.
Da lì nasce la passione che la porterà negli anni a stage e incontri con diverse realtà artistiche come Cantiere San Bernardo o il Living Theatre. La passione e lo studio del teatro si trasforma poi in lavoro e dedizione in occasione della nascita della compagnia teatrale Teatri Tra i Binari nel 2012, della quale è una delle attrici. Nel frattempo si laurea alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze. Attualmente lavora come operatore nel sistema di protezione e accoglienza dei rifugiati in Italia

Ultimi da

Go to Top