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racconto

Isole

in Raices Comunes di
SDF

“Nessun uomo è un isola ” scriveva all’alba del ‘600 il buon caro vecchio John Donne, “stando a significare che ogni uomo è una componente integrante dell’umanità, una parte di un tutto”, ci spiega oggi Wikipedia.
Una frase che ho sempre creduto luminosa, che trasuda come una melanzana sulla brace, di significato vero, semplice, puro.
All’interno d’un mare ancestrale, nuotiamo tutti belli appiccicati, sudati, mai felici, mai appagati.
Nascono così realtà alterate, che in una vita, partoriscono in diverse dosi segnali d’isolamento più o meno in tutti noi, che tralasciamo per strada il bel significato della frase del poeta Inglese.
Tendiamo appunto ad “isolare” chi si differenzia sinceramente dalla massa, poiché avvolti da troppi pregiudizi e facili sentenze, nella nostra confusionaria routine.
Siamo fabbricanti di Isole!

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925.868

in Raices Comunes di

Anime e diavoli dirottati dalla madre Africa. Strappati da sconosciuti, caricati su navi che presero il largo per molto tempo. Mare e ancora mare, per giorni. La paura che si fa animale dentro lo stomaco, la speranza che non sarà la fine, la consapevolezza di non ritornare più in quella che fino a poco prima era la casa, la certezza della propria vita.
Gli schiavi africani provenivano principalmente dalla zona che ora chiamiamo Nigeria e dal Benin. Furono portati inizialmente sull’isola per aiutare i ricchi e le ricche signore spagnole, i padroni indiscussi sull’isola, che avevano in pugno le vite e i destini di molti di loro. Se in un primo tempo poterono scampare alla schiavitù brutale delle coltivazioni di cotone, questo avvenne subito dopo. Continua a leggere

Raices Comunes incontra Alina Narciso.

in Raices Comunes di

Il suono della sveglia ti ricorda che devi andare a lavoro.
Perché suona sempre così presto? Non è mai abbastanza il sonno necessario per affrontare una giornata.
Chiudi la porta di casa, due mandate.
Per le scale, sempre il solito odore. Non ti lasci persuadere troppo dalle immagini che continuano ad apparire nella tua mente. Il portone del vicino che sembra non vivere là dentro, la signora che, come un portiere, vigila quotidianamente le scale, le figlie dell’appatamento di sotto che litigano appena sveglie. Scuoti la testa e le spalle e ti dirigi verso la macchina.
Stessa strada, stesse soste, stesse fermate. Sai che tutto questo ha un motivo molto più alto.
D’altronde come poter vivere dei tuoi sogni se non attraverso degli aenormi sacrifici. Ma non importa. Il proposito è molto più alto. Da un po’ di mesi hai deciso, con un gruppi di altri sette sognatori, che l’inizio del tuo prossimo autunno non si svolga all’interno della medesima scenografia quotidiana. È luglio. È caldo. Tutti vanno al mare. Tu lavori.
Ottobre novembre. Cuba.
Marina chiama e mi dice, guarda ho parlato con Mariarita dobbiamo assolutamente scrivere ad Alina. Lei potrà sicuramente aiutarci, lavora a Cuba da un po’ di anni, dobbiamo sentirla. Tu tu tu tu tu tu…

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Chiedo Udienza a Cuba: Dal Teatro al Racconto

in Raices Comunes di
© Steve Mc Curry

Incomincio a scrivere su questa pagina bianca.
Cosa vorrei dire e chi?
Quante cose abbiamo da dire ogni giorno che invece rimangono intrappolate sotto la pelle. Quante cose pensiamo, quante poi diciamo, a seconda di quali agiamo?
Se guardo sotto la mia pelle riesco a vedere una delle cose più pensate e poco e mal dette. Vedo la paura di essere nel mondo come olio su una superficie troppo liscia.La paura è quella arcana e misteriosa.
Posso io essere soddisfatto di ciò che vivo? Cosa vuol dire essere soddisfatto, chi ha stabilito questo parametro e che mezzi ha utilizzato? Quando mi posso dire felice, quando amato, quando amante, quando in equilibrio e quando invece a rotta di collo?

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